|
"Il suo viaggio inaugurale fu memorabile. La banchina era piena di gente e Benny (Ben Lexcen) galleggiava, come sospeso tra il pontile e il cielo. Vedere quest'uomo enorme, bonaccione, caotico e capace di imprecare come uno scaricatore ubriaco, camminare a qualche metro da terra gesticolando dinnanzi alla sua creatura come se dirigesse un concerto di Vivaldi, scaldava il cuore. Australia II, faceva sembrare brutte tutte le altre barche".
Così John Bertrand, skipper di Australia II, ricorda il varo di quello che sarebbe diventato il primo Challenger a vincere l'America's Cup dopo 132 anni. Bertrand è ancora entusiasta nel ricordare quel giorno, ma non fu altrettanto compiaciuto nel vedere il progetto della barca, quando glielo sottoposero nel 1981. Si trattava, in effetti, di un disegno rivoluzionario con quella chiglia alata "capovolta" e ci volle tutto l'entusiasmo di Ben Lexcen e del capo del sindacato Alan Bond per convincere lo skipper della validità delle soluzioni.
Ancora oggi esistono delle controversie, legate all'origine della famosa chiglia alata di Australia II. L'idea geniale fu di fissare l'appendice alata e capovolta allo scafo. Ma come avvenne? Nel 1980 il NYYC autorizzò gli australiani ad utilizzare la vasca olandese a Wageningen. Lexcen spese quattro mesi all'inizio del 1981 con gli ingegneri Peter Van Oossanen e Joop W. Sloff. Ben schizzò Challenge 12, un progetto convenzionale, dopo aver testato sette modelli (in scala 1:3), e alla fine si concentrò su Australia II (oltre 400 test, calcoli in 3D sulla chiglia, 700 ore di simulazione). Il risultato fu sorprendente: la barca era più veloce di un tipico 12-Metri e Alan Bond decise di correre il rischio e di costruire Australia II.
Durante il viaggio inaugurale, Bertrand rimase sorpreso dalla manovrabilità della barca, che aveva diverse spiegazioni: il bustle praticamente eliminato, la chiglia invertita, l'esistenza delle alette angolate a 20 gradi circa (le quali aumentavano il pescaggio quando la barca era sbandata e la sua capacità di opporsi al vento, riducendo lo scarroccio). Queste soluzioni riducevano anche sensibilmente la superficie bagnata di Australia II, in confronto agli altri 12 -Metri. Per questo motivo Lexcen disegnò una barca a dislocamento leggero, con la minore linea al galleggiamento mai misurata su un 12-Metri.
Le prestazioni di Australia II furono anche merito di Tom Schanckenberg, guru neozelandese delle vele, che fu responsabile dell'intero corredo (40 genoa, 10 rande e 50 spinnaker). L'equipaggio comprendeva il meglio che il paese avesse da offrire, con olimpionici e veterani di Coppa. Questa felice combinazione decretò il successo e l'incredibile record ottenuto dalla barca: 48 vittorie su 55 regate disputate da Australia II nella stagione 1983.
Nel 1983 il Challenger beneficiò anche del supporto di stampa e pubblico. Il telo verde che copriva l'opera viva della barca provocò molta curiosità. Il successivo trionfo nella Louis Vuitton Cup non fece che aumentare l'interesse verso lo yacht. Anche i macchinosi tentativi da parte del NYYC di screditare l'invenzione della chiglia come non australiana o non regolare, crearono un alone di mistero e incrementarono la voglia dell'equipaggio di entrare nella storia, vincendo il trofeo.
Dopo essere stata utilizzata come barca lepre per la difesa australiana nel 1987, la barca fu poi esposta nel National Maritime Museum di Sydney. Negli anni Novanta, il governo della Western Australia riuscì ad avere indietro Australia II. Fu riunito l'equipaggio per partecipare al Giubileo dell'America's Cup, che si tenne a Cowes, Isola di Wight, nell'agosto 2001. Australia II fa oggi parte della collezione permanente del Western Australian Maritime Museum di Fremantle.
J.T./ba
|
Anno di costruzione
|
|
3/6/1982 |
|
Varo
|
6/6/1982 |
|
|
Edition 25(1983)
|
|
Crew
|
11 |
|
Costruzione
|
Aluminium |
|
Albero
|
Aluminium |
|
L.O.A
|
19.21 |
|
L.W.L
|
13.1 |
|
Albero
|
|
|
Baglio
|
3.64 |
|
Boma
|
|
|
Superficie velica
|
175 |
|
Dislocamento
|
21.8 |
|
Pescaggio
|
2.72 |
|
Rating
|
12 Meter |
|
Zavorra
|
|
|