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Valencia - 30.06.2007

Vita da randa...

Mi presento, mi chiamo Randa, Randa di America’s Cup Class, per essere precisi. Un nome prestigioso, importante, che tutti voi conoscete bene ma forse non conoscete i dettagli della mia vita e la pressione che reggo sulle spalle. Insieme con Genoa e Spinnaker formiamo l’ossatura di una barca di AC ed è grazie al nostro lavoro se un team riuscirà alla fine ad aggiudicarsi il prestigioso trofeo.
 
La mia è una vita breve ma intensa...
 
Inizia nella mente del mio inventore, il disegnatore di vele. La mia nascita è oggetto di lunghi studi e discussioni: quale tessuto le starà meglio, quale taglio le donerà di più, le fibre sarà meglio orientarle orizzontali o verticali...? Niente viene lasciato al caso considerando il compito che mi sarà affidato.
 
Viene preparato uno speciale stampo, tutto per me, e a quel punto ricevo la mia cartella cromosomica: uno strato di Mylar, un’iniezione di carbonio e kevlar, e poi ancora Mylar. Qualche ora nel forno sotto la lampada a infrarossi e quasi ci siamo.
 
Adesso devo essere adattata all’albero che avrà l’onore di ospitarmi. Mi presento all’appuntamento con il ‘pacchetto’ di stecche e rinforzi, pronta per affrontare la fresca brezza mediterranea di Valencia. Appena issata, ho tutti gli occhi addosso. Sono la ‘guest star’ di questa prima uscita di prova... I grinder si mettono alle manovelle e io sento tendere tutti i miei 200 mq di fibra mentre mi metto in posa per le fotografie. Rientrata in banchina vengo impacchettata con grande cura, ritoccata leggermente e voilà, pronta per il debutto.
 
Ma chi sarà scelta per il grande giorno? Io o le mie sorelle un po’ più leggere o un po’ più pesanti? Al massimo in barca possono salire 650 chili di vele, il resto aspetta sul tender. Il nervosismo cresce ma tutto dipende dal vento....Tocca a me, che ‘suerte!”.
 
Certo, rispetto allo spinnaker che sta tutto strizzato in calavele, io ho una vita più comoda (però la sua è più lunga perché è realizzato in nylon, facilmente riparabile). Grazie ai loro 500 mq di tela, spesso colorata, devo ammettere che gli spi sono bellissimi ma quando si ammainano, allora possono essere guai. Molto più capricciosi di noi rande, gli spi hanno bisogno di tanta gente per venire giù senza problemi e adesso si è studiato un nuovo sistema per facilitare la vita agli equipaggi: una ‘cordicella’, detta retriver che viene ‘cazzata’ dai grinder e che permette di risucchiare la vela nel sacco sottocoperta in pochi secondi.
 
Oggi per me è stata una giornata faticosissima, con oltre 25 virate! Sono rientrata in banchina distrutta e con il carbonio dolorante... Pensate che ingiustizia: dopo solo 150 ore di onorato servizio, la mia vita di regata è finita. E per i genoa è ancora peggio: sono considerati vecchi e inutili dopo 200 virate!!!
 
Se siamo fortunate, possiamo trascorrere la pensione su comodi yacht da crociera ma è difficile, perché siamo vele leggere e molto delicate, studiate per essere maneggiate da equipaggi professionisti e poi siamo state geneticamente modificate per gli scafi di America’s Cup Class e non è facile tagliarci e cucirci per adattarci ad altre barche.
 
Ma niente è perduto: alcune di noi sono state ‘genialmente’ riutilizzate per ricoprire la base di Luna Rossa Challenge qui a Valencia, altre sono diventate eleganti borse e girano il mondo al braccio di appassionate fan dell’America’s Cup!
 
 
Flavie Moloney/bianca
 



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