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Valencia - 19.06.2007

Dawn Riley: Dall'America's Cup alla "Casa Bianca"!

Con quattro America’s Cup e due Whitbread Round the World Race alle spalle, Dawn Riley, 43 anni, è uno dei punti di riferimento della vela femminile. Nel 1992 era l’unica donna a bordo di America3, il Defender che sconfisse Il Moro di Venezia nel match della 28ma America’s Cup. Tre anni dopo era CEO e Team Captain per lo stesso sindacato, che partecipò con un equipaggio interamente femminile. Ad Auckland, nel 2000, era con il team misto di America True. In occasione della 32ma America’s Cup ha ricoperto il ruolo di General Manager del sindacato francese Areva Challenge, facendo anche parte dell’equipaggio insieme ad altre due ragazze.

Come è proseguito il lavoro di Areva Challenge dopo l’eliminazione al termine dei due Round Robin?
 
Ci stiamo ancora riprendendo dal duro periodo delle regate. È impossibile pensare a quanto siamo stati impegnati negli ultimi due anni. Tuttavia, anche se siamo stati eliminati, stiamo continuando il lavoro di analisi della nostra partecipazione. La scorsa settimana ci siamo rilassati uscendo in mare con la barca per provare alcune soluzioni che non abbiamo avuto il tempo di verificare durante le regate. In questi giorni stiamo facendo un po’ di riunioni e stiamo iniziando dei lavori di manutenzione sulla barca in modo che sia pronta per la prossima volta: che sia per le manifestazioni dimostrative a San Francisco, Kiel o Valencia. Poi aspettiamo di vedere chi vincerà la Coppa e dove si svolgerà la prossima edizione.
 
Cosa hai appreso da questa edizione della Coppa?
Per me, personalmente, è stata un’esperienza completamente nuova, perché mi ha dato la possibilità di vivere in Europa per un lungo periodo e perché ho fatto parte di un team francese. A volte, a causa delle nove ore di fuso orario con la mia città, mi sono sentita un po’ isolata. Inoltre mi sorprende vedere così pochi americani questa volta.
 
Come mai ci sono così poche donne nell’America’s Cup?
Tante ragazze non credono di potercela fare e molte altre non vogliono sacrificare altre cose per dedicarsi totalmente alla Coppa. Evidentemente non è un loro obiettivo. Costruire le basi per poi fare parte di un equipaggio dell’America’s Cup richiede molto tempo e non è necessario avere semplicemnete gli stessi requisiti che servono per andare su una deriva o tante altre classi. Ora ci sono ragazze che regatano nel circuito del match race, sui TP52, i Farr 40 e altre barche. Probabilmente loro parteciperanno alle prossime edizioni della Coppa.
 
Quali sono gli svantaggi per una donna in una questa regata?
Deve sempre dimostrare il suo valore, ogni giorno. Un ragazzo, se è stato consigliato da qualcuno, viene considerato subito un bravo elemento anche se si unisce per la prima volta a un nuovo gruppo di velisti. Inoltre, una donna non può permettersi di non essere forte; deve essere in grado di alzare gli stessi pesi degli uomini.
 
Che programmi ha Areva Challenge in vista della 33ma America’s Cup?
Areva ha detto che vuole continuare la sponsorizzazione. Ovviamente dobbiamo aspettare di sapere quando e dove si svolgerà la prossima edizione per poter definire i dettagli. Se si svolgesse fra due anni sarebbe maeglio: per il budget, i costi e la logistica. Siamo tutti pronti a proseguire, ma siamo anche frustrati perché nessuno di noi sa con precisione quello che succederà.
 
E tu, pensi di fare un’altra campagna?
Se sarà buona vorrei farne un’altra. Allo stesso tempo non ho problemi a lasciare l’America’s Cup e andare a fare dell’altro. Potrei tornare in Michigan e dedicarmi a qualche campagna politica; una cosa alla quale ho pensato negli ultimi sei anni. Mi piace competere e lottare per qualcosa in cui credo. La politica ha molto in comune con l’America’s Cup: trovare fondi, la comunicazione, la passione e la convinzione in un progetto. Inizialmente il mio impegno sarebbe per la campagna di Hillary Clinton. Il Michigan ha bisogno di aiuto e io ho una buona esperienza in fatto di campagne, organizzazioni e discorsi pubblici. Voglio vedere se ho le qualità per pensare di correre un giorno per il Congresso. Alla fine di questa Coppa prenderò una decisione.
 
Amanda Blackley




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