Francesca Ardau / America's Cup
NAPOLI, IL CAFFÈ E L'ARTE DI ACCOGLIERE
Mentre Napoli si prepara ad accogliere la Louis Vuitton 38a America’s Cup Regata Preliminare, forse non c’è modo migliore per iniziare a conoscere la città che attraverso una tazzina di caffè. A queste latitudini il caffè scandisce da sempre il ritmo delle giornate, ma il suo significato va ben oltre ciò che viene servito nella tazzina. È un rito quotidiano, un’occasione di incontro, un’abitudine entrata così profondamente nella cultura della città da diventare materia di letteratura, teatro e musica.

Ian Roman / America's Cup
Luciano De Crescenzo descriveva il caffè come una “scusa” per trascorrere del tempo con qualcuno. Eduardo De Filippo, in Questi fantasmi!, gli ha dedicato uno dei momenti più memorabili del suo teatro: Pasquale Lojacono prepara il caffè sul balcone, con la tradizionale caffettiera napoletana, la cuccumella, trasformando un gesto quotidiano in un piccolo rituale da raccontare al vicino di casa. E nel 1977 Pino Daniele sceglie proprio una tazzulella 'e cafè per raccontare, con uno sguardo ben più amaro, le contraddizioni della sua città.
Dentro questa lunga relazione tra Napoli e il caffè si inserisce anche una delle sue tradizioni più singolari. Il caffè sospeso– un caffè pagato in anticipo per uno sconosciuto che arriverà più tardi – è un gesto semplice, ma racchiude qualcosa di profondamente napoletano: l’istinto della condivisione. Ed è forse proprio questo il tipo di benvenuto che ci si può aspettare da Napoli quando l’America’s Cup arriverà in città.
Qui l’ospitalità non è un gesto formale. È qualcosa che appartiene alla vita di tutti i giorni: un invito a sedersi, qualcosa da portare in tavola e condividere, una conversazione che nasce quasi per caso. E, molto spesso, un caffè.
Il caffè sospeso è una delle espressioni più semplici di questo spirito. Si entra in un bar, si ordinano due caffè ma se ne beve soltanto uno. Il secondo resta “sospeso”, già pagato e a disposizione di chi entrerà più tardi e ne farà richiesta.
Non è necessario che le due persone si incontrino. Non ci si aspetta un ringraziamento. È un gesto piccolo, anonimo e immediato: qualcuno quel giorno ha qualcosa in più da offrire e decide di lasciarlo a qualcun altro.

Ian Roman / America's Cup
Anche Treccani lo cita come un’usanza di origine partenopea. Le sue origini precise non sono documentate con certezza, ma è il significato che ha assunto nel tempo a renderlo così rappresentativo: condividere qualcosa con uno sconosciuto, senza sapere chi sarà e senza aspettarsi nulla in cambio.
Una tradizione che probabilmente poteva nascere soltanto intorno al caffè, in una città dove il caffè non è mai stato soltanto una bevanda.
A Napoli un espresso scandisce la giornata. Si beve velocemente al banco andando al lavoro, si offre agli ospiti come gesto di benvenuto o diventa il pretesto più semplice per fermarsi qualche minuto in più insieme. “Prendiamoci un caffè” raramente significa soltanto bere ciò che c’è nella tazzina. È un invito a fermarsi, parlare e condividere un momento.

Ian Roman / America's Cup
Napoli è una città in cui gran parte della vita si svolge insieme agli altri. Il cibo si mette al centro della tavola. Strade, piazze e negozi di quartiere non sono soltanto luoghi di passaggio, ma parte del tessuto sociale della città. Le conversazioni si allargano con facilità e il confine tra spazio privato e spazio pubblico diventa spesso più sottile.
Per una città che ha con il mare un rapporto simbiotico, anche lo scambio ha sempre fatto parte della sua storia. Da secoli Napoli guarda al Mediterraneo, accoglie persone, influenze e tradizioni, continuando al tempo stesso a conservare un carattere immediatamente riconoscibile.
È forse per questo che il caffè sospeso riesce a raccontare qualcosa di più grande della tradizione da cui nasce. Il suo significato non sta tanto nel valore di una tazzina, quanto nell’idea che rappresenta: condividere ciò che si ha, anche solo per un momento, con qualcuno che ancora non si conosce.

Luna Rossa | Studio Borlenghi
Durante la Regata Preliminare dell’America’s Cup, questa cultura dell’accoglienza si estenderà ai visitatori in arrivo da tutto il mondo. L’esperienza non si fermerà al campo di regata, ma continuerà sul lungomare, nei bar, nei ristoranti e nei quartieri, attraverso quegli incontri quotidiani che permettono di scoprire Napoli anche oltre i suoi luoghi più conosciuti.
E il caffè sarà naturalmente parte di questa storia.
Nata a Napoli nel 1963 dall’iniziativa dei fratelli Rubino, Kimbo nasce con l’ambizione di portare la tradizione napoletana del caffè oltre i confini della città. Un percorso che negli anni ha trasformato un’abitudine profondamente locale in un’esperienza riconoscibile in tutto il mondo.
Oggi, in qualità di Official Coffee della Louis Vuitton 38a America's Cup 2027, Kimbo porta questa stessa identità all’interno di uno degli eventi sportivi più internazionali, accompagnando team, atleti, partner e ospiti lungo il percorso verso Napoli 2027.

Francesca Ardau / America's Cup
È un incontro che racconta bene anche la città che ospiterà la competizione: profondamente legata alle proprie tradizioni, ma da sempre aperta allo scambio e all’incontro con chi arriva da fuori.
Perché l’accoglienza, a Napoli, passa soprattutto dai gesti quotidiani: un posto a tavola, una conversazione iniziata quasi per caso, qualcosa da condividere. Piccoli gesti attraverso i quali la città continua, ogni giorno, ad aprirsi agli altri.